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ATTIVITA' IN SPAZI CONFINATI O A RISCHIO INQUINAMENTO
D.P.R. 177/2011

 

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SPAZI CONFINATI O A RISCHIO INQUINAMENTO

 

 

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BUONE PRASSI PER LE ATTIVITA' IN AMBIENTI CONFINATI

Mercoledì 18 aprile, all’interno della Commissione Consultiva Sicurezza, in riferimento al D.P.R. 177/2011 è stato approvato il documento relativo alle “BUONE PRASSI NEGLI AMBIENTI CONFINATI” un primo importante passo in materia.



     20 MAGGIO 2012

MANUALE ILLUSTRATO PER LAVORI IN
AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI
AI SENSI DELL’ART. 3 COMMA 3 DEL DPR 177/2011

 Apri il manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati

Segnaliamo che il manuale inserito in questa pagina in data 20 maggio 2012 non corrispondeva alla versione ufficiale pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro e validata dalla Commissione Consultiva Permanente aggiornato. Tale anomalia è stata corretta in data 27 luglio 2012.



     22 MAGGIO 2012

 

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D.P.R. 177 2011

Attività in luoghi confinati

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DECRETO SPAZI CONFINATI (ambienti confinati)

DECRETO SPAZI CONFINATI (ambienti confinati)


DECRETO SPAZI CONFINATI (ambienti confinati)
D.P.R. 177/2011

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 177
Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, a norma dell'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
(11G0219) (GU n. 260 del 8-11-2011 )

Entrata in vigore del provvedimento: 23/11/2011

LEGGI IL D.P.R. 177/2011

OPZIONE NON ATTIVA          Leggi il testo del D.P.R. 177/2011

MATERIALI AGGIUNTIVI

- SICURELLO NEWS: SPECIALE SPAZI CONFINATI di data 18/08/2011
il documento è in fase di revisione a seguito della pubblicazione del
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 177

- Circolare nr. 42/2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

- ISPESL: GUIDA OPERATIVA per la prevenzione dei Rischi specifici nell'accesso a silos, vasche e fosse biologiche, collettori fognari, depuratori e serbatoi utilizzati per lo stoccaggio e il trasporto di sostanze pericolose - Art. 66 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81: "Lavori in ambienti sospetti di inquinamento"

Spazi ed Ambienti Confinati. La Formazione tra Teoria e Pratica

Atti del Convegno AiFOS – Brescia, 28 ottobre 2011

La normativa ed il progetto AiFOS
Efisio Porcedda - Consigliere Nazionale AiFOS e CFA Isfos (CA)

Spazi confinati e DPI tra teoria e pratica
Michele Stellacci - CFA Si.Pre Aifos Milano

Come intervenire in caso di emergenza
Gregorio Barberi - Formatore AiFOS ed istruttore Primo soccorso

La valutazione e la gestione del rischio in ambienti confinati
Emanuele Livieri - CFA Lisa Servizi (VE)

I DPI ed i prodotti antinfortunistici
Francesco Giberti - Presidente Assosic Prodotti antinfortunistici

La proposta Formativa di AiFOS
Rocco Vitale, Presidente AiFOS

Dispensa del convegno

Pieghevole illustrativo con scenari

AiFOS organizza corsi dedicati ai formatori, consulenti e per lavoratori.
Vai alla pagina dei corsi


- Ulteriori approfondimenti (in inglese) nel sito dell' Occupational Safety & Health Administration (OSHA) del dipartimento lavoro degli Stati Uniti (United States Department of Labor)



ULTERIORI MATERIALI DI APPROFONDIMENTO:

FONTE INAIL:

Alessandro Carella I RISCHI DEGLI AMBIENTI CONFINATI
Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione
INAIL – Direzione Regionale Marche
ANCONA – 08 luglio 2010

INAIL: Norme di sicurezza per lavorare negli spazi confinati

INAIL: Una guida operativa sugli spazi confinati per garantire la sicurezza dei lavoratori

Ambienti confinati e rischi per la salute e sicurezza - Ambiente Lavoro 2011

     Elenco degli interventi

          Ambienti confinati e rischi derivanti da sostanze e atmosfere pericolose
               Dott.ssa Liliana Frusteri, INAIL

          Procedure di accesso negli spazi confinati
               Ing. Luciano Di Donato, INAIL

          Imparare dagli errori: analisi delle dinamiche infortunistiche
               Prof. Sebastiano Spampinato, Università di Messina

          Buone prassi aziendali: il caso degli impianti di depurazione
               Ing. Luca Migliori, Gruppo Hera



ULTERIORI MATERIALI DI APPROFONDIMENTO:

FONTE:    

Anno 13 - numero 2750 di lunedì 28 novembre 2011

Istruzioni operative per gli ambienti confinati: il rischio chimico

Individuare, valutare e gestire i rischi legati alla presenza di sostanze pericolose in ambienti confinati e definire i criteri principali che regolamentano le attività in questi ambienti. I fattori di rischio, i piani e le procedure di emergenza.

Bergamo, 29 nov – In questi ultime settimane - grazie al recente Decreto del Presidente della Repubblica per la qualificazione delle imprese operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati – si è ripreso a parlare di rischi e di prevenzione nelle attività lavorative che avvengono negli ambienti confinati. Convegni, seminari, articoli, interviste si soffermano su questi ambienti di lavoro, che riguardano molti settori lavorativi e molte tipologie di industrie, ambienti che sappiamo essere con troppa frequenza funestati da gravissimi incidenti.

Per continuare a parlare di ambienti confinati presentiamo oggi una pubblicazione prodotta dall’ Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo dal titolo “ Istruzioni operative per lavori in ambienti confinati”.
Il documento, un pratico e concreto ausilio per le aziende, risale al giugno del 2010 e deve essere implementato con le nuove indicazioni del recente Decreto, ma tuttavia contiene ancora validi suggerimenti e istruzioni che possono facilitare la prevenzione negli ambienti confinati.

Leggi tutto l'articolo di Tiziano Menduto

Scarica le istruzioni operative:
ASL di Bergamo, Regione Lombardia, “ Istruzioni operative per lavori in ambienti confinati”, (formato PDF, 923 kB).


Anno 13 - numero 2746 di martedì 22 novembre 2011

Imparare dagli errori: gli incidenti negli ambienti confinati

Esempi tratti dall’archivio Ispesl Infor.mo.: la dinamica di un grave incidente occorso durante il lavaggio e bonifica di un container da cisterna. La prevenzione e la “relazione illustrativa” del Decreto 177/2011 che entra in vigore il 23 novembre 2011.

Brescia, 22 Nov – In questi ultimi anni negli ambienti confinati lavorativi sono avvenuti alcuni degli incidenti di lavoro più gravi. Ne ricordiamo a titolo esemplificativo alcuni: Porto Marghera (2008, 2 morti), Castel Bolognese (2008, 1 morto), Molfetta (2008, 5 morti), Mineo (luglio 2008, 6 morti), Sarroch (2009, 3 morti), Capua (2010, 3 morti), ….
In occasione della recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del " Decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177 - Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, a norma dell'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81", “Imparare dagli errori” torna a parlare di incidenti negli ambienti confinati. E lo facciamo, come sempre, attraverso i casi presentati nell’archivio di INFOR.MO., strumento per l'analisi qualitativa dei casi di infortunio.
Il caso
Il caso che presentiamo è relativo ad un grave incidente avvenuto in una cisterna. Malgrado i casi descritti in INFOR.MO. siano rigorosamente anonimi, non è difficile arguire a quale degli incidenti presentati nell’introduzione si faccia riferimento…

Un lavoratore A deve eseguire lavaggio e bonifica di un container da cisterna per il trasporto di sostanze chimiche. Si porta con un'adeguata scala carrellata sulla parte superiore del container a cisterna posto sul cassone di un articolato, per la precisione nelle vicinanze del boccaporto per l'accesso all'interno della cisterna. Il lavaggio e la bonifica interna è relativa ad una cisterna che aveva trasportato zolfo liquido da una raffineria ad un'azienda per la produzione di acido solforico. Prima di eseguire il lavaggio con una opportuna lancia con acqua calda ad alta pressione, il lavoratore tramite una scala portatile sistemata all'interno della cisterna, si accinge ad entrare dal boccaporto all'interno della stessa, per rimuovere manualmente le parti solidificate di zolfo presenti. Parti che essendo solide di grosse dimensioni non sarebbero venute via con il lavaggio con la lancia.
Da vari fattori si deduce che il lavoratore - l’unico che si occupava del lavaggio degli autoarticolati - mentre scende la scala portatile sia svenuto in conseguenza delle esalazioni che fuoriuscivano dalla cisterna, precipitando all’interno della stessa e decedendo per asfissia da vapori di acido solfidrico. Mentre lui lavorava altri lavoratori - che per comodità chiameremo S, B e C - erano impegnati nel lavaggio di autovetture.
Dopo aver terminato il lavaggio di una autovettura il lavoratore S sposta il mezzo in un altro punto del piazzale distante dalla zona di lavaggio e si porta nella zona di pulitura interna delle autovetture, iniziando da solo la pulizia interna di un’altra autovettura con un aspirapolvere. Dopo qualche minuto di lavoro il lavoratore S nota che i suoi colleghi B e C non ci sono. Preoccupato si porta allora nella zona di lavaggio degli autoarticolati e nota l’assenza anche del lavoratore A. A questo punto il lavoratore S sale sulla cisterna sentendo nelle vicinanze un forte odore di zolfo e affacciatosi nella botola vede i corpi esamini dei suoi tre compagni. Il lavoratore S, muovendo la scala presente all’interno della cisterna e chiamando per nome i suoi colleghi, li sollecita per vedere se danno segni di ripresa. Non avendo ricevuto alcun segno il lavoratore S chiede aiuto.
Alle sue richieste d’aiuto risponde per prima la figlia del titolare dell’azienda di cui era impiegata, la quale viene invitata dal lavoratore S a chiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco e del servizio 118. Le richieste d’aiuto del lavoratore S sono notate anche dal lavoratore D, dipendente di una ditta di autotrasporti, che depositava il proprio autoarticolato presso l’autoparco ove si trovava anche il lavaggio, e che vi era giunto poco prima con il suo mezzo. Il lavoratore D si porta anch’egli sulla cisterna e vista la situazione, nonostante il lavoratore S cerchi di fermarlo, scende nella cisterna cercando di rialzare le persone che vi si trovano, ma dopo i primi tentativi anch’egli perde i sensi.
Dopo pochi minuti giunge sul posto il titolare dell’azienda: si porta anch’esso sulla cisterna nel tentativo di scendere. Il lavoratore S lo invita a non farlo o in alternativa a legarsi ad una corda per poter essere recuperato in caso di emergenza, ma viene allontanato: il titolare scende giù. Dopo pochi istanti, mentre cerca di sollevare il corpo del lavoratore D, perde i sensi.
Sul posto giungono i Vigili del Fuoco e i soccorritori del servizio 118.
I Vigili del Fuoco muniti di maschera con autorespiratore e tuta impermeabile, estraggono tutti i corpi. Gli operatori del servizio 118 dopo alcuni tentativi di rianimazione constatano la morte del titolare, del lavoratore D, del lavoratore C e del lavoratore A: l’unico che risponde ai tentativi di rianimazione è il lavoratore B. Questo viene subito trasportato presso un centro di rianimazione di un ospedale dove muore la mattina del giorno successivo all’incidente, in conseguenza dei gravi danni subiti dalle vie respiratorie per l’esposizione all’acido solfidrico.
Da una prima sommaria verifica dei luoghi e dei corpi si verifica che “non vi era presenza alcuna di dispositivi di protezione individuale”. Si presume inoltre che i lavoratori B e C siano entrati di proposito all’interno della cisterna per soccorrere il lavoratore A.
Dalle indagini tossico-chimiche effettuate sui corpi e all’interno della cisterna è stata confermata la “morte per esposizione ad acido solfidrico. Circostanza confermata dai primi rilievi eseguiti dalla squadra NBC dei Vigili del Fuoco, che hanno rilevato valori di acido solfidrico 200 volte superiori ai valori di TLV consentiti, e alti valori di anidride carbonica conseguenza di un fenomeno di fermentazione”.
La sostanza si è sviluppata “in conseguenza della reazione dello zolfo con i residui dell’altra sostanza che era stata trasportata precedentemente con quella cisterna, e di cui erano rimasti residui dopo la precedente bonifica, ed anche del considerevole periodo che la cisterna è stata chiusa ermeticamente sotto l’esposizione degli agenti atmosferici”.

Leggi tutto l'articolo di Tiziano Menduto


Anno 13 - numero 2738 di giovedì 10 novembre 2011

Pubblicato il DPR ambienti confinati

La qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, la procedura per la esecuzione dei lavori in spazi confinati, la formazione e l’addestramento.

Leggi l'articolo di Massimo Valerio


FONTE PUNTOSICURO:

Lavorare in sicurezza negli spazi confinati

Disponibili in rete alcuni materiali informativi utili per la prevenzione degli incidenti negli spazi confinati e per la formazione dei soccorritori. Le misure di prevenzione, le fasi dell’intervento di soccorso, la sicurezza degli operatori.


Gli spazi confinati (serbatoi, silos, recipienti, reti fognarie, cisterne, ….) sono spesso teatro di numerosi incidenti mortali e infortuni gravi, a volte ulteriormente aggravati da un soccorso inadeguato e improvvisato.

In Italia, tanto per fare qualche esempio, si può ricordare l’incidente al depuratore di Mineo, all’autocisterna di Molfetta o, più recentemente, alla raffineria di petrolio Saras di Sarroch in Sardegna.

PuntoSicuro continua dunque a segnalare materiali informativi che possono essere utili per la prevenzione degli incidenti in questi particolari luoghi di lavoro e per la formazione dei soccorritori.

Il primo documento, dal titolo “Norme di sicurezza per lavorare negli spazi confinati”, è stato prodotto in Gran Bretagna dall’Health and Safety Executive (HSE) e successivamente tradotto e raccolto dall’Inail nel suo database “Buone pratiche e buone tecniche”.

In questa breve pubblicazione, dopo aver definito gli spazi confinati e i pericoli che in essi si possono incontrare, si fa riferimento ad alcune misure di prevenzione degli incidenti nei luoghi confinati:

- disporre di adeguate procedure operative per la sicurezza che tengano conto della natura dello spazio confinato, dei rischi correlati e del tipo di lavori da svolgere;

- preparare adeguatamente gli addetti ai lavori negli spazi confinati sia sull’attività da svolgere che sulle relative norme di sicurezza;

- nominare un supervisore che sia tenuto a “garantire l’effettiva adozione delle misure precauzionali stabilite, a controllare, che per ogni fase del lavoro, sussistano le relative condizioni di sicurezza”;

- verificare l’idoneità del personale per stabilire se i lavoratori abbiano maturato una sufficiente esperienza nel settore e siano stati formati;

- procedere all’isolamento meccanico ed elettrico dei dispositivi, isolamento che “risulterà essenziale nel caso in cui questi possano essere azionati inavvertitamente”. Se poi è possibile che gas, fumi o vapori penetrino nello spazio confinato, sarà necessario provvedere all’isolamento fisico delle condotte, e degli altri sistemi;

- pulire preventivamente gli spazi;

- verificare che l'accesso allo spazio confinato sia “abbastanza ampio da garantire ai lavoratori, anche muniti dei vari dispositivi, di entrare ed uscire facilmente dall'area interessata e di permettere un accesso e un'uscita rapidi in caso di emergenza”;

- favorire l’areazione aumentando il numero delle aperture presenti nell'ambiente di lavoro o utilizzando un sistema di ventilazione forzata per assicurare un adeguato apporto di aria pulita;

- monitorare la qualità dell’aria per verificare che non contenga vapori tossici o infiammabili e che quindi possa essere respirata. Se la valutazione dei rischi mostra che le condizioni dell'ambiente sono “soggette a variazioni nel corso del tempo, o come ulteriore precauzione, risulta necessario effettuare un monitoraggio costante dell'aria”;

- “negli ambienti in cui l'atmosfera è potenzialmente infiammabile o esplosiva, è fondamentale usare dispositivi che non emettano scintille” e utilizzare sistemi d'illuminazione schermati;

- usare respiratori nel caso in cui l'aria non possa essere resa respirabile a causa della presenza di gas, fumi o vapori, o a causa dell'assenza di ossigeno. “Non tentare mai di migliorare l'aria dello spazio confinato introducendo ossigeno, in quanto potrebbe aumentare il rischio d'incendio o esplosione”;

- predisporre le necessarie procedure d'emergenza e le imbracature di sicurezza;

- stabilire un adeguato sistema di comunicazione in modo da “permettere ai lavoratori impegnati all'interno dell'ambiente confinato di tenersi in contatto con quelli all'esterno, e di lanciare l'allarme in caso di pericolo”;

- verificare se sia “necessario posizionare qualcuno nelle immediate vicinanze dell'area di lavoro al fine di monitorare visivamente la situazione e permettere la comunicazione con chiunque si trovi all'interno dello spazio confinato, dare rapidamente l'allarme in caso di emergenza e avviare le eventuali procedure di soccorso”;

- verificare che i soccorritori “siano adeguatamente preparati, sempre pronti e capaci di usare qualsiasi dispositivo di soccorso, come ad esempio respiratori, funi di salvataggio e attrezzature per l'estinzione di incendi”.


Un secondo documento trovato in rete è tratto dal sito dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari (ANVVFV) ed è una bozza di procedura di intervento per “Soccorso a persona intrappolata in spazi confinati (serbatoi, cunicoli, ecc.)”.

Vengono analizzate nel dettaglio le fasi dell’intervento di soccorso, ad esempio:

- la messa in sicurezza della zona in generale;

- la messa in sicurezza dell’area di salvataggio;

- la presenza di un adeguata ventilazione.

Per l’ingresso nello spazio confinato è poi necessario:

- selezionare il personale da impiegare (almeno due persone) predisponendo anche del personale di supporto fuori dallo spazio confinato, con un rapporto di minimo di 2:1 (2 persone di supporto per ognuna che entra);

- selezionare l’equipaggiamento protettivo necessario e predisporre “imbragature per ogni operatore che entra”;

- procurarsi uno schema/disegno/progetto che descriva la configurazione dello spazio confinato per il personale che dovrà entrare;

- utilizzare un idoneo sistema di comunicazione e illuminazione.

Il documento, che noi abbiamo riassunto, si conclude poi con una disamina:

- delle tecniche di sicurezza (ad esempio sul come rimuovere la vittima);

- degli accorgimenti per la sicurezza degli operatori (ad esempio “non devono rimuovere il proprio apparato autorespiratore per darlo alla vittima” e, come regola generale, “devono operare in modo da evitare che la vittima si trovi tra loro e la via di uscita”);

- delle operazioni al termine dell’intervento;

- delle comunicazioni e degli adempimenti amministrativi necessari.


Health and Safety Executive, “Norme di sicurezza per lavorare negli spazi confinati”, traduzione a cura dell’Inail.


“Soccorso a persona intrappolata in spazi confinati (serbatoi, cunicoli, ecc.)”, documento tratto dal sito dell’ANVVFV.


DECRETO SPAZI CONFINATI

3 agosto 2011

D.P.R. per la tutela della salute e sicurezza negli 'ambienti confinati'
Approvato dal Consiglio dei Ministri
l decreto e' in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale

 

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto del Presidente della Repubblica che introduce misure di maggior tutela della salute e sicurezza dei lavoratori operanti in luoghi di lavoro nei quali vi siano rischi di sviluppo di sostanze altamente nocive o di gas, quali silos, cisterne, pozzi e simili (c.d. “ambienti confinati”).

Il provvedimento, fortemente voluto dal Ministro Sacconi, è stato condiviso da Regioni e parti sociali quale misura necessaria a impedire il ripetersi di incidenti – troppo frequenti negli ultimi anni (si pensi, solo per citare alcune tra le ultime, alle stragi sul lavoro di Mineo e Molfetta nel 2008, di Sarroch nel 2009 e di Capua nel 2010) – con connotati di particolare drammaticità e prevede che in tali contesti possano operare unicamente imprese e lavoratori in possesso di competenze professionali, formazione, informazione e addestramento adeguati al rischio delle attività da realizzare, oltre che a conoscenza delle procedure di sicurezza da applicare e in possesso di informazioni complete sui luoghi di lavoro.

 

approfondimenti e news sul tema all'interno del minisito
www.decretospaziconfinati.it

www.decretoambienticonfinati.it - www.decretospaziconfinati.info

Approvazione definitiva del decreto per la tutela della salute e sicurezza negli 'ambienti confinati':
Nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Il decreto approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, introduce innovative misure di innalzamento della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori delle imprese operanti in ambienti sospetti di inquinamento o con possibile presenza di gas (c.d.. “ambienti confinati”), quali silos, cisterne, pozzi, cunicoli e simili. Il provvedimento, fortemente voluto dal Ministro Sacconi, è il risultato di un lavoro che ha coinvolto Stato, Regioni e parti sociali nell’intento, da tutti condiviso, di predisporre strumenti maggiormente efficaci di contrasto degli infortuni in tali contesti lavorativi.

Ciò in quanto le dinamiche e le conseguenze degli infortuni che si sono drammaticamente succeduti negli ultimi anni in occasione di simili lavorazioni – tra i quali, solo a volere ricordare alcuni tra gli episodi più recenti, le stragi di Molfetta (3 maggio 2008, 5 morti), Mineo (11 luglio 2008, 6 morti), Sarroch (26 maggio 2009, 3 morti) e Capua (11 settembre 2010, 3 morti) – richiedono l’innalzamento delle tutele a garanzia della salute e sicurezza degli operatori impegnati negli “ambienti confinati”. Pertanto, il provvedimento impedisce che in simili contesti possano operare soggetti non adeguatamente formati, addestrati o, comunque, perfettamente a conoscenza dei rischi delle lavorazioni e di quelli propri degli ambienti nei quali si svolga l’attività lavorativa.

Più nel dettaglio, in via di estrema sintesi, le misure previste dal provvedimento sono le seguenti:

- imposizione alle imprese e ai lavoratori autonomi, in aggiunta agli obblighi già su di essi gravanti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dell’obbligo di procedere a specifica informazione, formazione e addestramento – oggetto di verifica di apprendimento e aggiornamento – relativamente ai rischi che sono propri degli “ambienti confinati” e alle peculiari procedure di sicurezza ed emergenza che in tali contesti debbono applicarsi; ciò con riferimento a tutto il personale impiegato, compreso il datore di lavoro;

- imposizione ai datori di lavoro delle imprese e ai lavoratori autonomi dell’obbligo di possedere dispositivi di protezione individuale (es.: maschere protettive, imbracature di sicurezza, etc.), strumentazione e attrezzature di lavoro (es.: rilevatori di gasi, respiratori, etc.) idonei a prevenire i rischi propri delle attività lavorative in parola e di aver effettuato, sempre in relazione a tutto il personale impiegato, attività di addestramento all’uso corretto di tali dispositivi;

- obbligo di presenza di personale esperto, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale in attività in “ambienti confinati”, assunta con contratto di lavoro subordinato o con altri contratti (in questo secondo caso, necessariamente certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003) con la necessità che il preposto, che sovrintende sul gruppo di lavoro, abbia in ogni caso tale esperienza (in modo che alla formazione e addestramento il “capo-gruppo” affianchi l’esperienza maturata in concreto);

- integrale rispetto degli obblighi in materia di Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) e relativi alla parte economica e normativa della contrattazione di settore, compreso il versamento dell’eventuale contributo all’ente bilaterale di riferimento;

- applicazione delle regole della qualificazione non solo nei riguardi dell’impresa appaltatrice ma nei confronti di qualunque soggetto della “filiera”, incluse le eventuali imprese subappaltatici. Peraltro, il subappalto è consentito solo a condizione che sia espressamente autorizzato dal datore di lavoro committente (il quale dovrà, quindi, verificare il possesso da parte dell’impresa subappaltatrice dei requisiti di qualificazione) e che venga certificato, ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del D.Lgs. n. 276/2003.

Fermi restando i requisiti appena riassunti, il provvedimento impone che quando i lavori siano svolti attraverso lo strumento dell’appalto, debba essere garantito che:

- prima dell’accesso nei luoghi di lavoro, tutti i lavoratori che verranno impiegati nelle attività (compreso, eventualmente, il datore di lavoro) siano puntualmente e dettagliatamente informati dal datore di lavoro committente di tutti i rischi che possano essere presenti nell’area di lavoro (compresi quelli legati ai precedenti utilizzi). E’ previsto che tale attività debba essere svolta per un periodo sufficiente e adeguato allo scopo della medesima e, comunque, non inferiore ad un giorno;

- il datore di lavoro committente individui un proprio rappresentante, adeguatamente formato, addestrato ed edotto di tutti i rischi dell’ambiente in cui debba svolgersi l’attività dell’impresa appaltatrice o dei lavoratori autonomi, che vigili sulle attività che in tali contesti si realizzino;

- durante tutte le fasi delle lavorazioni in ambienti sospetti di inquinamento o “confinati” sia adottata ed efficacemente attuata una procedura di lavoro specificamente diretta a eliminare o ridurre al minimo i rischi propri di tali attività. Tali procedure potranno anche essere le buone prassi, in corso di approvazione da parte della Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro.

Roma, 3 agosto 2011

 



        


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24 gennaio 2015
Circolare n. 42 del 09 dicembre 2010 Spazi Confinati o a Rischio Inquinamento: dal Ministero del Lavoro indicazioni operative (ante DPR 177/2011) Il Ministero del lavoro con Circolare n. 42 del 09.12.2010 ha fornito alcune indicazioni operative relativamente agli obblighi di sicurezza

D.P.R. 177/2011
24 gennaio 2015
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 177 Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, a norma dell’articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. (11G0219)

 

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28 gennaio 2015
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SCHEDA ANALISI AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI
27 gennaio 2015
SCHEDA ANALISI AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI La normativa vigente prevede l’obbligo, per il datore di lavoro di verificare la presenza di spazi confinati o a rischio inquinamento ed effettuare la conseguente valutazione dei rischi. La scheda predisposta permette di effettuare un’analisi concreta degli ambienti ed agevolare gli adempimenti [ … ]

VIDEO FORMAZIONE ed ADDESTRAMENTO SPAZI CONFINATI
27 gennaio 2015
Si è tenuto nel mese di febbraio il corso di formazione ed addestramento in materia di spazi confinati e/o a rischio inquinamento (D.P.R. 177/2011) presso la Società NEROBUTTO TIZIANO & FRANCESCO SNC – Zona Industriale, 3/A-3/B – 38055 Grigno [TN]. Il corso, organizzato dalla SEIDUESEI.org S.r.l. in qualità di Centro [ … ]

SICURELLO.si: Selezione di immagini SPAZI CONFINATI
24 gennaio 2015
Spazi Confinati o a Rischio Inquinamento: Guarda e scarica le immagini di SICURELLO.si Ricordiamo che i materiali sono utilizzabili con Licenza Common Creative e nel rispetto del Copyright e dei Marchi presenti. La serie completa delle immagini la trovi su SICURELLO.si CLUB GOLD .

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